• mercoledì , 20 settembre 2017

Che Vita difficile per i disabili!

Salute.

Quest’oggi, vorrei parlarvi di un argomento che mi sta a quanto a cuore, considerata la mia recente esperienza nell’aver vissuto tutto a 360 gradi.

Ho avuto un malleolo fratturato e quindi sono stata costretta al gesso e alle stampelle per quasi tre mesi. Tutto questo, mi ha permesso di riflettere e guardare bene su tutto quello che abbiamo intorno, su tutto quello che ogni giorno ci circonda. Mi sono resa conto che la vita per un disabile non è affatto facile.

 

saluteNon posso parlare al 100% perché io sono stata una disabile momentanea, un invalida solo per poco tempo, ma mi sono accorta, che quasi nessuno è nelle condizioni per accogliere un infermo. I negozi della mia cittadina ad esempio, hanno tutti scalini, porte piccole, entrate antiche, che non permettono un ingresso facilitato a chi usa le stampelle o chi è in carrozzina. Per non parlare di alcuni marciapiedi ricoperti da immondizia e san pietrini fastidiosi. Ma sapete qual è la cosa più fastidiosa? Sono gli sguardi della gente. Persone che nemmeno conosci, che ti fissano come se fossi un emarginato, un poverello dimenticato da Dio.

Che poi ho appurato durante la mia recente esperienza, che ci sono vari tipi di sguardi:

  • Compassionevole : ‘poverina quanto mi dispiace, chissà come le fa male.’
  • Sprezzante : ‘guarda a questa, non ce la fa a camminare e se ne va in giro come se niente fosse.’
  • Caritatevole: ‘vuoi una mano? Ce la fai? Sposto questa sedia cosi vai meglio?’

 

Ed è causa di questi sguardi, del non sapere dove andare, che ho passato quasi tutta la mia convalescenza nella mia bella casina con i miei bei film in streaming.

Credete sia stato divertente? Credete sia facile per un disabile sopportare questo ogni singolo giorno della sua vita? Questa parte della società si trova ad affrontare ogni giorno gravi problemi, ma non solo da parte della città che non è adeguatamente attrezzata, ma anche dalla profonda ignoranza che ancora oggi persiste e si fa sentire. Come vi ho accennato, ci sono ancora troppi luoghi del pianeta e anche in città considerate all’avanguardia, dove mancano le strutture adatte per permettere ai disabili libertà di movimento e una certo grado di autosufficienza.

E anche se sono state fondate molte associazioni ed organizzazioni che si occupano di tutelare i diritti dei disabili, le quali hanno raggiunto notevoli risultati lottando tenacemente, non è ancora abbastanza.

Sarebbe molto importante sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo al problema dei disabili in quanto tutti possono collaborare al richiedere strutture più adeguate o a organizzare servizi PIU’ EFFICIENTI.

La cosa più pesante di tutta questa situazione però sono i pregiudizi, poiché sono quelli e sempre quelli che non permettono a tali persone ti interagire con il resto del mondo. Inoltre le società, hanno prodotto nel loro percorso, rappresentazioni differenti del disabile agli occhi delle persone:

  • Disabile scemo del villaggio, da proteggere e occultare, da utilizzare per trastullo, invidiando ipocritamente una semplicità che il progresso della società ha negato per sempre.
  • Il disabile eterno bambino, senza prospettive di crescita, senza bisogni di adultità, asessuato, alieno dai cattivi sentimenti, sfortunato e per questo da assistere per sempre, trasformando una reale prospettiva pedagogica in una presenza a vita, senza obiettivi.

 

Ma spesso, tutti dimenticano l’insegnamento che il disabile, può dare con la sua presenza al mondo del lavoro:

  • la centratura sulla qualità del processo piuttosto che sul risultato
  • la tematizzazione della diversità come vincolo di sviluppo
  • la riscoperta del mondo emozionale
  • il confronto coi fantasmi stereotipi della disabilità
  • i processi solidaristici
  • l’eccellenza dell’impresa, la sua qualità globale come capacità organizzativa interna
  • di integrare il sociale.

 

Prendete come esempio, Jorje Luis Borges, il quale è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Alla fine degli anni ’60 divenne completamente cieco a causa di una malattia alla retina ereditata dal padre, ma tuttavia questo intoppo, non rallentò la sua creatività letteraria e il suo ritmo di lavoro.

 

Molte persone quando pensano o parlano di diversamente abili manifestano sentimenti di pietismo e di rassegnazione, infatti, spesso si sente dire: “Poveretti…che peccato!” eppure tanti di loro, hanno dimostrato e dimostrano ogni giorno, che la loro voglia di vivere è più forte di tante avversità , poiché sanno trarre dalla loro disabilità, stimoli eccezionali per continuare a credere in un futuro migliore.

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