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Racconti e allucinazioni di Paolo Avanzi: quanto è sottile il confine tra normalità e inquietudine?

9 Luglio 2026

Diciassette storie, diciassette vnti e allucinazioni Paolo Avanzi porta sulla pagina uomini e donne che sembrano normali, almeno fino a quando qualcosa comincia a incrinarsi.

Ci sono persone che incontriamo ogni giorno e di cui non sappiamo praticamente nulla. Il vicino educato, il collega preciso, la donna seduta accanto a noi al bar, l’uomo che aspetta il proprio turno alla posta. Li guardiamo per pochi secondi e decidiamo, con la straordinaria presunzione tipica degli esseri umani, che siano persone normali.

Poi basta ascoltarli davvero.

È proprio su questo terreno che si muove Racconti e allucinazioni di Paolo Avanzi, una raccolta composta da diciassette narrazioni in prima persona, costruite quasi come monologhi. Storie intimiste in cui i protagonisti raccontano sé stessi e, mentre lo fanno, lasciano lentamente emergere qualcosa di meno rassicurante

Quando una persona normale smette di sembrarci normale?

La cosa interessante è che nei racconti non troviamo necessariamente personaggi straordinari o situazioni lontane dalla realtà. Al contrario, molti protagonisti sembrano usciti dalla vita quotidiana.

Hanno desideri riconoscibili. Cercano amore, successo, potere, approvazione. Vogliono sentirsi importanti o semplicemente smettere di sentirsi invisibili.

Niente di particolarmente strano.

Il problema, semmai, è ciò che sono disposti a fare per ottenere quello che vogliono.

In Racconti e allucinazioni Paolo Avanzi la normalità non viene distrutta con un colpo di scena teatrale. Si deforma poco alla volta. Una frase, un pensiero, una giustificazione. Il personaggio parla e il lettore comincia a capire che dietro la sua versione dei fatti esiste probabilmente un’altra verità.

Ed è qui che i racconti diventano più inquietanti.

Perché il confine tra equilibrio e ossessione non viene presentato come un muro. Somiglia piuttosto a una linea sottile che qualcuno attraversa quasi senza rendersene conto.

Perché Paolo Avanzi sceglie la prima persona?

Raccontare queste storie in prima persona cambia completamente il rapporto con il lettore.

Non c’è una voce esterna che spiega chi ha ragione e chi ha torto. Non arriva nessuno a mettere ordine, fortunatamente. Il protagonista parla direttamente.

Racconta la propria vita, difende le proprie scelte e spesso cerca di rendere perfettamente logico anche ciò che logico non è.

Le diciassette narrazioni di Racconti e allucinazioni Paolo Avanzi sono state infatti descritte come racconti intimisti molto vicini alla struttura del monologo (IBS).

Il lettore viene quindi messo in una posizione scomoda. Deve ascoltare.

E ascoltando può perfino finire per comprendere un personaggio senza necessariamente approvarlo.

È una differenza importante. Comprendere non significa assolvere. Significa vedere il meccanismo che ha portato una persona fino a un certo punto.

E a volte quel meccanismo è terribilmente comune.

Amore, successo e potere possono diventare una maschera?

Molti dei protagonisti si muovono intorno a valori che la nostra società considera perfettamente normali: realizzazione personale, amore, riconoscimento, successo.

Il problema nasce quando questi obiettivi smettono di essere desideri e diventano identità.

Secondo la presentazione dell’opera, i personaggi arrivano talvolta a rinnegare la propria autenticità, trasformandosi in vere e proprie maschere nel tentativo di raggiungere ciò che desiderano (Dossier Cultura).

Ed è forse uno degli aspetti più contemporanei del libro.

Viviamo in un periodo storico in cui presentarsi bene sembra spesso più importante che essere qualcosa davvero. Si costruisce una versione accettabile di sé, possibilmente interessante, brillante e con una vita che sembri avere un senso almeno nelle fotografie.

Nei racconti di Paolo Avanzi questa costruzione viene spinta fino al punto in cui la maschera rischia di prendere il posto della persona.

A quel punto diventa difficile capire dove finisca la recita e dove cominci la verità.

Dove finiscono i racconti e iniziano le allucinazioni?

Il titolo non è casuale.

La realtà raccontata nelle storie può scivolare verso il sogno, la deformazione e, in alcuni casi, l’incubo. Non sempre è immediatamente chiaro quanto di ciò che viene narrato stia realmente accadendo e quanto appartenga invece alla percezione del protagonista.

Ma forse stabilirlo non è nemmeno così importante.

Le allucinazioni non devono per forza essere immagini irreali o visioni spettacolari. A volte basta essere completamente convinti della propria versione del mondo.

Ed è proprio questo a rendere alcuni personaggi disturbanti.

Non sembrano necessariamente consapevoli delle proprie contraddizioni. Parlano, spiegano e giustificano.

Sono gli altri, lettore compreso, a vedere le crepe.

Perché Racconti e allucinazioni funziona anche a teatro?

Il legame con il teatro è particolarmente evidente.

Diversi testi di Racconti e allucinazioni Paolo Avanzi sono stati portati sul palcoscenico e interpretati dallo stesso autore e da altri attori. Alcuni monologhi hanno inoltre ricevuto riconoscimenti in concorsi letterari e teatrali, tra cui la Biennale di Sondrio e il Premio Teatro Aurelio (Dossier Cultura).

Nel febbraio 2026 alcuni racconti sono stati nuovamente rappresentati nello spettacolo Storie sopra le righe a Bresso.

La struttura in prima persona favorisce naturalmente questo passaggio.

Il personaggio non viene soltanto raccontato. Parla.

Sulla pagina il lettore immagina la voce, le pause, i gesti. A teatro quelle stesse parole acquistano un corpo.

Ed è interessante che molte storie nascano anche da immagini visualizzate dall’autore, parallelamente alla sua attività pittorica. Letteratura, teatro e pittura sembrano quindi partire da uno stesso punto: una figura osservata e successivamente deformata, frammentata o portata oltre la sua apparenza iniziale.

Quanto conosciamo davvero le persone che abbiamo davanti?

Forse è questa la domanda che resta dopo la lettura.

Non tanto chi siano i personaggi di Racconti e allucinazioni Paolo Avanzi, ma quanto siamo capaci di riconoscere le contraddizioni delle persone reali.

Siamo abituati a classificare rapidamente chi incontriamo.

Normale. Strano. Affidabile. Instabile.

Etichette comode, soprattutto perché ci permettono di non approfondire troppo.

I racconti di Paolo Avanzi fanno esattamente il contrario. Prendono persone apparentemente comuni e lasciano loro il tempo di parlare.

A volte è sufficiente.

Perché dietro una vita ordinaria può esserci un’ossessione, una paura o una storia che nessuno aveva notato.

E forse la parte più inquietante è proprio questa: quasi nessuno, all’inizio, sembra davvero fuori posto.